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Mastiti bovine parte III

seguito

16.4) Alimentazione

 

Un’alimentazione povera è stata a lungo sospettata di avere influenza sull’incidenza e gravità delle mastiti, ma solo recentemente ha avuto un riconoscimento scientifico. La ricerca ha dimostrato che una carenza di vit. A, e, Selenio può provocare un incremento delle mastiti. E’ consigliabile integrare con questi elementi l’alimentazione durante il periodo dell’asciutta e anche nelle manze. Riducendo di molto l’alimentazione nell’ultima settimana prima dell’asciutta si diminuisce il rischio di mastite. Un’alimentazione sbagliata in asciutta può causare malattie metaboliche al momento del parto, come il collasso e paresi puerperale con la vacca che non si alza e quindi non si riesce a mungere e disinfettare i capezzoli. E’ consigliabile somministrare alimenti dopo la mungitura per evitare che le vacche si corichino subito sulla lettiera o cuccetta con lo sfintere del capezzolo ancora aperto.

 

 

16.5) Mungitrice

 

1) Può essere un veicolo di trasmissione di batteri da vacca a vacca. Per ovviare a questo problema è consigliabile tenere i gruppi asciutti, allo stacco non capovolgerli finchè non defluisce tutto il latte, anche perche le guaine bagnate tendono a scivolare sui capezzoli con possibilità di stacco del gruppo. Sostituzione periodica delle tettarelle, la gomma fa delle screpolature che oltre ad irritare la cute del capezzolo fa da serbatoio per tutti i tipi di microbi.

2) Un quarto infetto può infettare gli altri quarti sani  durante la mungitura, succede soprattutto quando ci sono soffi: all’attacco, allo stacco e durante la mungitura, oppure si ha lavaggio quando si ostruiscono le prese d’aria dei collettori.

3) Può essere fattore predisponente se provoca traumi all’orifizio del capezzolo (già trattato nel paragrafo del capezzolo).

 

 

17) INDIVIDUAZIONE E DIAGNOSI

 

17.1) Individuazione a livello di allevamento

 

Carica cellulare nel latte di massa: è un indicatore di presenza di mastiti in allevamento. Il livello di 200.000ml è un risultato ottimale. Questo dato però non ci indica quanti casi di mastite ci sono in allevamento ne di che genere sono. Il conteggio di questa carica cellulare  mese per mese o anno per anno ci permette di individuare i progressi e i regressi.

 

17.2) Esame visivo del latte

 

E’ molto importante esaminare il primo latte e la sua consistenza su di una superficie liscia prima della mungitura, questo metodo permette di individuare un latte anormale che deve essere trattenuto fuori dalla cisterna e inoltre ci permette di individuare le vacche mastitiche. Se l’allevatore segue questa prassi anche se ha mastiti ambientali ha le cellule relativamente basse nel campione di massa. La rimozione dei primi getti di latte stimola anche la messa a latte della vacca.

Nelle stalle tradizionali i primi getti di latte devono essere visionati in una speciale tazza a fondo nero per meglio evidenziare la presenza di coaguli. Nelle sale di mungitura dove i pavimenti sono lisci e facilmente lavabili i primi getti possono essere osservati sul pavimento che poi viene subito lavato.

 

17.3) Esami batteriologici

 

Per il problema mastite è indispensabile conoscere il tipo di batterio che provoca l’infezione. Occorre quindi fare un’indagine batteriologica sul latte del singolo quarto o di tutti e quattro insieme. Il risultato è importantissimo per la conoscenza de problema specifico dell’allevamento per poi decidere una linea di intervento efficace sia per la prevenzione che per la terapia. In allevamenti con alta conta cell. il problema di solito è un’alta prevalenza di mastiti sub-cliniche. E’ opportuno quindi fare un’indagine batteriologica di un campione rappresentativo di vacche scelte in base al numero di cellule. In altri allevamenti con basse cellule (se l’allevatore controlla i primi getti di latte prima della mungitura) ma con alta incidenza di mastiti cliniche occorre prelevare campioni di latte di bovine con mastite clinica prima della terapia e fare un esame batteriologico. Questi esami si fanno su ogni vacca dell’allevamento per individuare le bovine da curare (Str Agalatiae e ambientali) oppure le vacche da mungere per ultime o eliminare dall’allevamento (Aureus, Nocardia e Micoplasmi). I batteri isolati con queste analisi vengono sottoposti ad antibiogramma per sapere l’antibiotico più efficace o almeno quale è inefficace. E’ buona norma raccogliere i campioni di tutti i casi clinici di malattia e poi congelarli fino a quando non sono inviati in laboratorio e analizzati. In questo modo l’allevatore e il veterinario possono catalogare ed elaborare i dati di tutti i casi clinici di mastite per poter meglio intervenire nella risoluzione del problema. Inoltre si riesce subito ad individuare se una nuova infezione è entrata in allevamento (Agalatiae o Aureus) e adottare le contromisure. E’ molto importante analizzare il latte di tutte le bovine acquistate.

Alcune volte dal latte di casi clinici non si isola alcun battere perchè la quantità contenuta è troppo bassa, l’analisi è fatta in modo inadeguato, un microbo che non cresce sui terreni di colture utilizzati, oppure è già stato sopraffatto come accade nella gran parte delle mastiti da coli.

 

18) GESTIONE DELLA MUNGITURA

 

Ormai tutto il mondo scientifico è concorde nell'affermare che per ridurre lo stress da mungitura vanno potenziate le fasi di flusso veloce e ridotte le fasi sgocciolatura e quindi di flusso lento.

E' stato poi chiarito e sfatato l'ambiguo assunto secondo cui la permanenza di una certa quantità di latte all'interno della mammella porta alla mastite. Oltre che essere un'affermazione priva di basi scientifiche rappresenta l'esatto contrario di quanto invece è necessario che accada: una giusta quantità di latte deve rimanere in mammella per preservare il capezzolo dallo stress da mungitura a vuoto e a bassi flussi.

Si è andata infatti diffondendo negli ultimi anni, la corretta tendenza ad istallare sui moderni impianti un meccanismo di stacco automatico del gruppo di mungitura, meccanismo questo in grado di ridurre notevolmente il tempo di mungitura e di deresponsabilizzare il mungitore sul sempre vago concetto di termine di mungitura.

Questa innovazione he però introdotte numerose dispute su quello che dovrebbe essere considerato il giusto settaggio dello stacco automatico, sui suoi parametri basilari che sono in sequenza temporale: tempo di attacco, tempo di attesa stacco, tempo di stacco. Oltre a questa difficile valutazione che in ogni caso deve adattarsi alle esigenze della mandria, deve vedere verificato in modo inequivocabile il funzionamento programmato.

Vi è poi il problema principale di mungitura relativo alle stalle con mungitura alla posta. In queste situazioni rimane tutt'oggi controverso l'esatto numero di gruppi  di mungitura per operatore. Anche in questo caso una risposta di tipo univoco non può essere approntata se non con una valutazione oggettiva dell'esatto svolgersi dell'intero processo che non si basi esclusivamente di un rilevamento visivo ma che dia la possibilità di discutere e proporre modifiche sulla scorta di dati quantificabili.

E' vero che ogni animale presenta le sue specifiche caratteristiche fisiologiche e che risulterebbe impossibile seguire capo per capo, è altrettanto vero che gli animali molto produttivi, presentano caratteristiche nettamente differenti da quelle degli animali che fino a qualche anno fa popolavano le stalle: minor tempo di stimolazione, minor tempo di attesa-attacco, maggiori velocità di flusso massimo e flusso medio, più elevati tempi di mungitura, ridotta necessità di trazione, maggiore suscettibilità alle mastiti. In questo nuovo scenario risulta pressochè impossibile stabilire l'esatta ampiezza di questi parametri così fondamentali per una esatta mungitura, attraverso una analisi soggettiva di tipo visivo che lascia indubbiamente spazio ad opinioni diverse, spesso fuorvianti e scarsamente veritiere. Inoltre, spesso e volentieri ci si trova a doversi scontrare con quel moro di consuetutdini che nulla hanno a che vedere con l'interpretazione corretta della realtà. Spesso, a tutta questa serie di domande vengono contrapposte risposte basate sull'esperienza e sull'approssimazione di un processo noto si, ma variabile da azienda a azienda, da situazione a situazione.

Spesso la difficoltà maggiore è quella di riuscire a dare comunque una risposta appropriata a tutta quella serie di interrogativi che di giorno in giorno mutano sulla base delle diverse esigenze produttive degli animali da una parte e dalle modifiche tecniche degli impianti dall'altra.

Capita di frequente di trovarsi di fronte a situazioni paradossali in cui l'unico fattore limitante in un allevamento risulta essere proprio la gestione della mungitura, come tempi, sequenze, movimenti, dove dietro l'apparente buona conduzione si nascondono fonti di stress impressionanti per gli animali che portano ad un inevitabile maggiore incidenza di infezioni mammarie.

Poter quindi interpretare  in modo oggettivo quella che viene definita routine di mungitura ovvero quell'insieme di azioni volte a preparare correttamente l'animale prima della mungitura, è di fondamentale importanza nell'interpretare il comportamento della mandria, il lavoro del mungitore, il funzonamento degli impianti di mungitura e di conseguenza l'intero processo produttivo.

 

 

18.1) La sanità della mammella parte da una corretta gestione della mungitura

 

Il processo di mungitura è un processo che vede coinvolti quattro fattori fondamentali: animale, uomo, impianto di mungitura, ambiente. Risulta quindi di fondamentale importanza, per garantire al consumatore un latte di qualità, agire su tutti quei fattori che condizionano direttamente o indirettamente la sanità della mandria ed in particolarmodo la sanità della mammella.

Il Peso che la mungitura assume nel garantire un latte con un ridotto contenuto cellulare, espressione questa dello stato di salute dell'animale stesso e della salubrità dell'ambiente di produzione, è prominente. Numerosi studi autorevoli hanno quasi completamente chiarito il ruolo che l'impianto di mungitura e le diverse pratiche di mungitura rivestono nell'insorgenza delle mastiti e come fenomeni predisponenti e come cause dirette.

Molto spesso accade che in presenza di un impianto meccanicamente in ordine, il cui funzionamento sia stato messo a punto e controllato e i cui componenti rientrino negli standard di lavorazione, i problemi relativi ad una non corretta mungitura permangano e vanifichino il lavoro dei tecnici che hanno assicurato all'impianto un corretto funzionamento. Infatti, gli aspetti che spesso vengono tralasciati nella valutazione complessiva della mungitura, sono proprio quegli aspetti legati a quei due fattori che interagiscono assieme all'impianto e che sono essenziali per la produzione del latte: animali e uomo che nella fattispecie è rappresentato dal mungitore.

Se da un certo verso il dimensionamento e i componenti dell'impianto di mungitura devono rispondere alle esigenze produttive e di conformazione degli animali (lunghezza, durezza e foro delle guaine, dimensione del collettore, dimensione dei tubi lunghi del latte dei lattodotti, delle condutture del vuoto ecc.), anche l'atteggiamento del mungitore nei confronti degli animali deve seguire di pari passo le caratteristiche produttive degli stessi e in particolarmodo deve  assecondare quei meccanismi fisiologici caratteristici della mandria, relativi alle modalità di emissione del latte durante la mungitura, intesa come quel processo che parte dal raggruppamento degli animali in sala d'attesa  e termina con la disinfezione dei capezzoli e l'uscita degli stessi.

La mungitura è un processo piuttosto complesso, costituito da una serie di fasi ben determinate ognuna delle quali riveste un significato ed un peso diverso. L'importanza di una corretta preparazione della mammella prima dell'attacco del gruppo di mungitura così come l'intervallo di tempo necessario di attesa prima dell'attacco del gruppo, è elemento essenziale per un corretto svolgimento dell'intero processo di mungitura in grado di salvaguardare da un lato il benessere e la fisiologia dell'animale, dall'altro di ottimizzare il lavoro del mungitore al fine di ottenere un latte di qualità.

A causa della continua selezione genetica e dei continui ritrovati tecnologici le caratteristiche di queste fasi sono diventate di tipo dinamico e richiedono periodoche valutazioni per rendere la mungitura ottimale in ogni situazione di campo. Si evince quindi come si rendono al giorno d'oggi essenziali valutazioni globali del problema, che abbraccino tutti i fenomeni che entrano in gioco e che adattino ad ogni situazione la migliore strategia di intervento e di applicazione degli accorgimenti.

E' ormai noto da tempo il sistema di tipo neuro-endocrino che regola fisiologicamente l'eiezione del latte all'interno della ghiandola mammaria bovina, il quale prevede la liberazione di ossitocina a livello ipofisario in seguito ad uno stimolo applicato al capezzolo. L'ossitocina è un ormone in grado di spremere gli alveoli ghiandolari della mammella e di rendere disponibile in modo massiccio  e rapido la maggiore quantità di latte presente in mammella al momento della mungitura. Il 60% del latte presente in mammella al mometo della mungitura si trova a livello degli alveoli ghiandolari, il 20% a livello di dotti ghiandolari e il restante 20% è prontamente disponibile a livello di cisterna ghiandolare e canale del capezzolo.

Risulta quindi evidente come una minima parte del latte  prontamente disponibile (20%), sia facilmente estraibile con le prime fasi della mungitura, indipendentemente da qualsiasi manipolazione effettuata sull'animale, mentre la quota più importante del latte presente in mammella (80%), abbisogni di una adeguata stimolazione e di un altrettanto corretto tempo di attesa per il verificarsi del suddetto meccanismo neuro-endocrino di liberazione dell'ossitocina che renda disponibile il latte cosiddetto ghiandolare.

D'altro canto, essendo l'emivita dell'ossitocina di circa 5 minuti, risulta di fondamentale importanza sfruttare questo lasso di tempo entro il quale svolgere l'intero processo di mungitura per non ricadere in una pratica non fisiologica di estrazione forzata del latte. La mungitura è sempre e comunque fonte di stress per il capezzolo che si esplica attraverso l'applicazione del vuoto e al ciclico movimento della guaina nella camera del di pulsazione del gruppo prendicapezzoli. Più tempo gli animali sono sottoposti al vuoto e maggiori sono gli insulti meccanici al capezzolo in termini di congestione, rottura di capillari sanguigni, fenomeni di iper-para-cheratosi del dotto papillare, edemi, ragadi, ulcere.

Se da un lato un impianto di mungitura funzionante correttamente, limita al massimo le fluttuazioni del vuoto e quindi quei fenomeni di impatto retrogrado di particelle di latte contaminato sul capezzolo, l'eccessivo tempo di mungitura associato a fenomeni di mungitura a vuoto prolungata danneggiano le strutture difensive del capezzolo rendendolo molto più facilmente accessibile a germi opportunisti ed ambientali che sono sempre presenti in condizioni normali di allevamento nella lettiera e sul capezzolo stesso. Sbagliare la preparazione degli animali significa sbagliare l'interpretazione della mungitura, significa disturbare l'intero processo, limitando in larga misura le potenzialità produttive degli animali esponendoli al rischio di mastiti e quindi all'effetto più rilevante in termini economici di questa patologia rappresentato dalla perdita di produzione, senza tralasciare il latte scartato e il rischio di residui di antibiotico.

Allo stesso modo una sala di mungitura che sia fonte di stress per gli animali (elettricità per fare avanzare gli animali, maltrattamenti con bastoni o spranghe, ambiente inospitale e stressante), si contrappone attraverso la liberazione di adrenalina al principio sovracitato di liberazione ormono-mediato della mungitura, ostacolandola e facendola assumere connotati non propri che mettono la mammella in condizione di venire esposta ad un alto rischio di infezione.

Le moderne e avanzate tecniche di mungitura prevedono il susseguirsi ordinato di una serie ben precisa di operazioni da effettuarsi da parte del mungitore in modo da ottenere una buona preparazione della mammella, rendendola pronta alla mungitura meccanica e minimizzando i fenomeni stressanti per l'animale in modo da garantire la massima igiene dei capezzoli e il rischio della contaminazione microbica delle strutture ghiandolari. Il sempre più preponderante bisogno di igiene del latte ha focalizzato l'attenzione sulla pulizia dei capezzoli prima della mungitura per non dire la disinfezione, pratica ormai accettata negli U.S.A., rendono ancora più stretti i tempi di preparazione delle mammelle e sovrapponendo il discorso igienico a quello fisiologico proprio dell'animale relativo all'emissione del latte. Anche in questo caso l'assenza di un processo di routine studiato nei minimi dettagli potrebbe rendere scorretto per non dire dannoso l'approccio sia umano che meccanico all'animale. Il complicarsi progressivo di questa fase pre-mungitura apre la strada a importantissimi quesiti relativi alla gestione dell'intera mungitura ai quali spesso sono pochi in grado di fornire risposte  di alto livello.

Inoltre, sono a tutti noti gli effetti dannosi della sovramungitura ovvero dell'eccessivo tempo di mungitura senza estrazione del latte alla fine del processo. In aggiunta a ciò permane permane in molti allevamenti il problema dell'applicazione delle trazione a fine mungitura quale sistema per estrarre in toto il latte residuo. Questa pratica, che si peraltro sviluppata soltanto in Italia, si e dimostrata come strumento altamente lesivo nei confronti dei capezzoli e quindi come strumento in grado di aumentare in modo considerevole il rischio di  IMI.

 

141 Mungitura e parametri per valutarne l'efficienza

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Greame A. Mein, David A. Reid

Department of Dairy Science, UW-Medison, Wisconsis

Rocky Ridge Veterinary Service, Hazel Green, Wisconsis

 

In questa pubblicazione vengono descritti semplici test dinamici e linee guida per la valutazione delle performance degli impianti di mungitura. Una macchina mungitrice viene definita come l'insieme di quei componenti che ripetendosi permettono che uno o più animali vengano munti simultaneamente.

Negli ultimi anni, gli standard per la costruzione, l'istallazione e il funzionamento degli impianti di mungitura sono stati ampiamente studiati e riveduti. Sorprendentemente però, i nuovi standard tendono a diventare sempre meno specifici man mano che si avvicinano a quelle che sono le caratteristiche delle vacche. Non esistono specifiche per esempio per il diametro del foro della guaina, o per la lunghezza o per la tensione delle stessa o per il peso del gruppo di mungitura e la distribuzione del peso su le quattro tettarelle.

Similmente, i test in campo per la valutazione degli impianti di mungitura, trascurano l'analisi sistemica delle performance degli impianti stessi. Questo è in peate dovuto al fatto che molti di noi tendono a misurare le cose semplici da misurare (per esempio la portata della pompa, il livello di vuoto e la stabilità di vuoto) piuttosto che quelle che sono più importanti. Come conseguenza di ciò, la mungitura non funziona correttamente anche in quegli impianti moderni che rispondono o eccedono gli standard delle norme ISO.

 

 

18.2.1 Buona mungibilità

 

La macchina mungitrice dovrebbe estrarre il latte disponibile dalla mammella in modo completo, rapido e non traumatico. Questo principio ci permette di definire o almeno descrivere le caratteristiche essenziali della buona mungitura.

La buona mungitura viene ottenuta quando il flusso di latte incomincia immediatamente dopo l'attacco dell'ultima tettarella. Il mungitore dovrebbe essere in grado di ascoltare il sibilo dell'aria di ingresso nel collettore subito dopo l'attacco dell'ultima tettarella (segno di un flusso immediato e elevato). La vacca viene così munta velocemente, completamente e uniforme con un flusso costante. In prossimità della fine della mungitura, il flusso scenderà improvvisamente e dopo poco, il gruppo verrà rimosso senza ulteriori aggiustamenti e senza l'applicazione di alcun peso al gruppo (sgocciolatura) alla fine della mungitura.

I due fattori chiave per raggiungere l'obiettivo di una buona mungibilità sono due. Il primo è avere un impianto di mungitura funzionante correttamente i cui componenti sono in equilibrio e bilanciati tra loro, il secondo è rappresentato dalla cura e dalla capacità degli operatori che lo utilizzano.

 

 

18.2.2 Fattori relativi all'operatore

 

 

1) Comportamento nei confronti degli animali

 

La produzione di latte e la mungibilità sono massimizzate quando le vacche sono tranquille e vengono munte con una serie di operatori di routine costanti ad ogni mungitura. Se una vacca subisce una scarica di adrenalina nell'arco di mezz'ora prima della mungitura, ci sarà un'interferenza nella eiezione del latte, aumentando così il tempo di mungitura. Ricordare che la mungitura è una operazione meccanica che necessita della cooperazione della vacca per poter avvenire in modo corretto.

 

2) Preparazione degli animali e tempistica

 

L'obiettivo principale è quello di mungere mammelle pulite, asciutte e ben stimolate. Questo obiettivo è facilitato se le pratiche di gestione sono studiate in modo da massimizzare la probabilità di portare in sala di mungitura animali calmi e con mammelle pulite. Non esiste un modo ottimale unico per preparare le vacche, l'importante è che la routine si mantenga e costante da mungitura a mungitura e tra mungitore e mungitore. Un minimo di 12-15 secondi di stimolazione manuale dei capezzoli, è necessaria per garantire una stimolazione nervosa sufficiente a garantire una sufficiente liberazione di ossitocina e quindi una corretta eieziene del latte. I gruppi dovrebbero essere attaccati entro 60-90 secondi dall'inizio della preparazione delle mammelle. La regola principale da seguire è quella di scegliere una routine che permette o richiede ad ogni mungitore di essere assolutamente uniforme ad ogni mungitura.

 

3) Attacco del gruppo

 

Il corretto attacco del gruppo di mungitura è una operazione fondamentale. La base della guaina (il tubo corto del latte) deve essere appoggiata sul supporto per evitare ingressi di aria nel collettore. Il corretto attacco del gruppo permette agli animali di non venire disturbati da eccessivi rumori e soprattutto permette alle tettarelle di fissarsi saldamente al capezzolo.

 

4) Allineamento del gruppo

 

Prima che il mungitore si allontani dalla vacca, il gruppo va posizionato correttamente. L'obiettivo è quello di avere lo scarico del collettore diretto leggermente verso il basso nella direzione della testa dell'animale. Il leggero posizionamento verso il basso garantisce il deflusso del latte nel lungo tubo del latte. Nelle stalle a lattodotto fisso, il lungo tubo del latte deve salire direttamente dietro la regione ascellare dell'animale per garantire l'aggiustamento del gruppo. Un corretto posizionamento del gruppo minimizza i soffiamenti, specialmente alla fine della mungitura, e contribuisce alla mungibilità.

 

 

 

 

Fattori che influenzano la buona mugibilità

 

Fattori relativi all'operatore

Fattori relativi all'impianto

Effetti principali sul tempo di mungitura e sulla produzione:

Effetti principali sul picco di flusso:

-rapporto con gli animali

-livello di vuoto

-preparazione delle vacche e tempistica

-caratteristiche del pulsatore

 

-diametro e lunghezza dei tubi del latte

 

-strozzature nel percorso del latte

Effetti principali sullo scivolamento guaine, uniformità e completezza della mungitura:

Effetti principali sulla uniformita a completezza della mungitura:

-procedure di attacco del gruppo

-allineamento gruppo e posizionamento

-allineamento del gruppo

-tipo di guaina e condizioni

 

-peso del gruppo

 

-regolazione stacchi automatici

 

-efficienza del regolatore

 

Effetti principali di scivolamenti e cadute delle tettarelle:

 

-allineamento gruppo e posizionamento

 

-tipo guaina e condizioni

 

-peso del gruppo e distribuzione del peso

 

-vuoto all'interno della guaina (strozzature)

 

-dimensione e condizione del foro del collettore

 

 

18-2-3 Fattori relativi all'impianto

 

1) Livello di vuoto

 

L'aumento del vuoto di mungitura porta ad aumento di velocità di mungitura. Questo beneficio può però venire mascherato da alte quantità di latte di sgoccioaltura, maggiori incidenza di ipercheratosi, e maggiori fenomeni di congestione ed edema, se le procedure di preparazione non sono ottimali e l'impianto di mungitura non è sistemato per minimizzare il periodo di basso flusso della mungitura. Vuoti di mungitura di 42-45 kPa per lattodotti a linea bassa e di 47-50 kPa per lattodotti a linea alta, determinano normalmente un livello medio di vuoto nel collettore di 35-42 kPa durante il picco di flusso per un campione rappresentativo di vacche. Valori inferiori possono significare altezza eccessiva del lattodotto, strozzature nei tubi del latte, eccessive cadute di vuoto per gli accessori, perdite di aria nel collettore, eccessivo ingresso di aria dal foro del collettore, chiusura dei fori di ingresso di aria.

Il settaggio del livello di vuoto deve essere effettuato in modo tale da raggiungere il livello desiderato di vuoto nel collettore in condizioni di pieno carico. Le condizioni di pieno carico possono essere simulate utilizzando una mammella artificiale oppure, il vuoto nel collettore può essere misurato durante il picco di flusso tramite appositi sistemi di registrazione. E' preferibile settare il livello di vuoto in modo da ottenere un vuoto al collettore di 40-42 kPa per mungere il più velocemente possibile, rimanendo comunque nell'intervallo raccomandato per non sfociare in una mungitura traumatica.

Generalmente, la fluttuazione di vuoto media nel collettore viene stimata come quell'intervallo che si verifica durante il periodo di massimo flusso, misurato in prossimità del foro di uscita e in singole vacche.

Una fluttuazione media di 7 kPa per le linee basse e 10 kPa per le linee alte è considerata accettabile. Fluttuazioni superiori possono indicare sia il blocco dell'ingresso d'aria o perdite d'aria o eccessivi ingresso d'aria.

Di solito, le fluttuazioni di vuoto nel collettore sono inferiori alle fluttuazioni cicliche all'interno del corpo della guaina (vale a dire il vuoto alla punta del capezzolo). Secondo Reimann et al., una buona stima delle fluttuazioni cicliche del vuoto alla punta del capezzolo, può essere ottenuta inserendo un ago 12 G o 14 G nella parte superiore della guaina.

 

 

2) Caratteristiche dei pulsatori

 

Variando il rapporto di pulsazione (per esempio do 50:50 a 60:40 o a 70:30), aumenta la fase di mungitura ma aumentano anche i fenomeni di congestione ed edema del capezzolo. Rapporti di pulsazione do 60:40 a 70:30 permettono mungiture veloci e confortevoli si vengono utilizzate guaine con foro piccolo. Siccome esiste un margine di errore molto più limitato a rapporti di pulsazione elevati, vanno effettuati controlli specifici e frequenti per mantenere i pulsatori in condizioni ottimali. Di solito, la regolarità di funzionamento viene migliorata istallando un filtro d'aria agli ingressi del pulsatore.

I piccoli guadagni in velocità di mungitura che si possono ottenere a rapporti di pulsazione elevati, vengono offuscati da peggiori condizioni del capezzolo. Sebbene è possibile contrastare questi effetti con la diminuzione del vuoto, la mungitura, in questo caso vedrebbe ridotta la velocità.

Quando si valuta il funzionamento dei pulsatori è importante:

1 Identificare e verificare tutti i pulsatori in modo concorde (es. il canale 1 va sempre connesso alle tettarelle anteriori)

2 Ricontrollare ogni pulsatore anomalo per escludere errori di misurazione (es. tubi e connessioni con il rilevatore di vuoto)

3 Controllare il funzionamento del pulsatore, se necessario utilizzando un voltmetro

4 Se più pulsografi vengono utilizzati, controllarli tutti anche se qualcuno viene utilizzato di scorta

 

3) Peso del gruppo e distribuzione del peso

 

Il beneficio principale che si ottiene aumentando il peso del gruppo è la riduzione del latte di sgocciolatura. L'aumento del peso però determina anche l'aumento del rischio di scivolamenti delle guaine, di soffiamenti e di cadute del gruppo. Alcune ditte costruttrici pongono la maggiorparte del peso del gruppo sulle tettarelle, mentre altre prevalentemente sul collettore, l'uniformità di distribuzione del peso del gruppo è quasi esclusivamente dipendente dalla conformazione della mammella. Spesso, la maggiorparte del peso è applicata ai quarti anteriori. Idealmente, la maggirparte del peso dovrebbe essere sulle tettarelle per garantire una distribuzione più uguale del peso tra i quattro quarti.

 

4) Allineamento del gruppo e posizionamento

 

Spesso il lungo tubo del latte e il lungo tubo di pulsazione ruotano e tirano il collettore in modo tale che lo stesso non rimane sospeso in modo uniforme determinando una non uniforme uscita del latte e un aumento dei soffiamenti delle guaine. La mungibilità migliora considerevolmente utilizzando semplici accessori meccanici che consentono di mantenere il gruppo perpendicolarmente alla mammella. I bracci di posizionamento devono essere lunghi abbastanza per permettere all'uscita del collettore di essere parallela alla colonna vertebrale dell'animale inoltre o bracci degli stacchi automatici devono essere fissati in modo stabile per garantire la costante posizione del gruppo. Le sale di mungitura in parallelo devono essere provviste di un supporto di posizionamento che può muoversi in alto e in basso per compensare le diverse altezze delle mammelle.

 

 

5) Tipo e condizione delle guaine

 

Il disegno della guaina ha di solito l'effetto maggiore sulle caratteristiche di mungitura rispetto a qualsiasi altro fattore legato all'impianto. Per esempio, differenze di 6 volte nel latte di sgocciolatura, di 8 volte nell'incidenza degli scivolamenti, del 33% del tempo di mungitura, sono stati riportati da O'Shea et al..

La congestione e l'edema indotto dalla macchina mungitrice, sono ridotti utilizzando una guaina con foro piccolo e con labbro della testa soffice. Le guaine devono avere un corpo con diametro di 1-2 mm inferiore del diametro medio del capezzolo dopo l'eiezione (circa 21-22 mm per allevamenti tipici americani). Le guaine devono essere disegnate in modo da adattarsi al portaguaina. La testa della guaina non deve essere deformata dal portaguaina ma la guina deve essere fissata fermamente al portaguaina in modo da evitare che ruoti su se stessa. I portaguaina devono essere tutti della stessa lunghezza (entro 2 mm) per garantere una tensione della guaina uniforme e per permettere una uniforme distribuzione del peso del gruppo sui quattro quarti.

Le guaine devono essere abbastanza lunghe da chiudersi  da chiudersi sotto la punta del capezzolo. La pulsazione fallisce se la guaina non collassa quanto il capezzolo è penetrato troppo in profondità. La lunghezza minima delle guaine in gomma naturale o sintetica dovrebbe essere: 130 mm per guaine con foro fino a 20 mm; 135 mm per fori di 21-22 mm; 140 mm per guaine con foro di 23-24 mm.

Le guaine non devono presentare screpolature nel tubo corto del latte che porta al collettore, non devono mostrarsi rugose o presentare rigonfiamenti evidenti nel labbro della testa. Il deterioramento della testa della guaina porta spesso a scivolamenti della guiana e soffi. Rigonfiamenti nel corpo della guaina di solito determinano aumento del latte di sgocciolatura, e probabilmente aumento delle cellule somatiche in quarti infetti in modo subclinico.

Siccome la durata delle guaine varia da allevamento ad allevamento in base a come vengono stoccate, utilizzate e pulite nelle fasi di lavaggio. Modifiche alle indicazioni delle ditte costruttrici sono necessarie e vanno stabilite in base alle performance di mungitura. Se dopo la sostituzione delle guaine si verifica un miglioramento della mungibilità, significa che le guaine erano deteriorate.

 

 

6) Regolazione degli stacchi automatici

 

 

L'aumento della soglia e la riduzione del tempo di intervento possono migliorare significativamente sia il tempo di mungitura che le condizioni del capezzolo. In uno studio danese, il tempo medio di mungitura venne ridotto di 30 secondi alzando la soglia di stacco da 200 gr/min a 400 gr/min, inoltre venne migliorata notevolmente la condizione dei capezzoli. La produzione e la composizione del latte era simile in entrambe i gruppi. Inoltre ridurre la durata dello stacco do 20-30 secondi a 10 permette di ridurre notevolmente i tempi di mungitura, circa 20-40 secondi per giro.

 

 

7)Efficienza del regolatore

 

I miglioramenti effettuati sull'efficienza della regolazione del vuoto, ha prodotto soltanto leggero miglioramento delle performance di mungitura e questo sorprendentemente con scarse differenze tra le aziende. La riserva effettiva, così come stabilito dalle norme del NMC dovrebbe essere almeno il 90% della riserva manuale.

 

 

8) Ingresso di aria nel collettore

 

 

Le norme ISO 5707 limitano le entrate di aria totali per gruppo, sia per il foro del collettore che per perdite a 12 l/minuto e specificano che l'ingresso d'aria del collettore non deve lasciare entrare men di 4 l/min. Le perdite d'aria attraverso le valvole di chiusura del vuoto, quando chiuse, non devono superare i 2 l/min. L'attenta valutazione della quantità di aria entrante attraverso il foro del collettore ha un'importanza fondamentale in quanto l'ostruzione dello stesso riduce il vuoto nello stesso, aumenta il riempimento del collettore e aumenta la frequenza dello scivolamento delle guaine, aumentando il tempo di mungitura per vacca. L'ingresso di eccessive quantità di aria (>12 l/min) porta ugualmente a diminuzione del vuoto con aumento delle fluttuazione del vuoto e maltrattamento del latte (presenza di lipolisi e schiumosità). La misurazione della quantità di aria d'ingresso può essere misurata attraverso un flussometro particolare, in grado di rilevare i piccoli flussi di aria. Per quanto riguarda la misurazione a livello della valvola del vuoto sul collettore, è possibile collegare il flussometro al tubo lungo del latte tenendo chiusa la valvola e lasciando libera una tettarella di aspirare aria. L'immissione totale di aria nel collettore viene misurata rimettendo il tappo sulla tettarella  e riaprendo la valvola, (per ottenere una lettura stabile del flussometro, è necessario disconnettere il pulsatore o l tubo lungo di pulsazione). Infine, le perdite di aria del collettore si misurano chiudendo il foro d'ingresso dell'aria. La quantità di aria d'ingresso dal foro del collettore può venire calcolata sottraendo quest'ultima lettura dalla lettura d'ingresso totale di aria eseguito precedentemente.

 

 

18.3) Osservazioni o misurazioni di buona mungibilità

 

Gran parte delle caratteristiche di buona mungibilità possono essere quantificate senza particolari equipaggiamenti. Osservazioni sistematiche o misurazioni durante la mungitura, possono indicare se l'impianto o l'operatore commettono errori tali da compromettere la mungitura.

 

 

18.3.1) Picco di flusso

 

 

La media del picco di flusso di un determinato gruppo di animali fornisce una indicazione sensibile e ripetibile sugli effetti di una buona eiezione del latte e/o sul livello di vuoto, funzionamento dei pulsatori e strozzature al deflusso del latte. E' difficile avere informazioni su questo dato nei comuni allevamenti, comunque, ricerche francesi di Billon et al., hanno visto come sia possibile stimare il picco di flusso attraverso una delle seguenti vie.

1) Il picco di flusso è altamente correlato (r = 0,89) con la quantità media per vacca di latte prodotto da un gruppo rappresentativi di animali nel loro secondo minuto di mungitura. Cioè:

 

flusso medio (l/min) = media (produzione al 2° minuto - produzione al 1° minuto)

 

 

2) Il picco medio di flusso è correlato (r = 0,819) al rapporto latte medio prodotto per vacca/tempo medio di mungitura per vacca di un gruppo rappresentativo di animali secondo la regressione:

 

picco di flusso (l/min) = 0,4+1,5 ((media latte per mungitura)/tempo medio di mungitura per vacca)

 

3) Il picco medio di flusso è altamente correlato (r = 0,92) con la quantità media di latte prodotto ottenuto da un campione rappresentativo di animali nei primi due minuti di mungitura secondo la regressione:

 

picco di flusso (l/min) = 1,1+1,2 (media di latte prodotto nei primi due minuti di mungitura)

 

 

18.3.2) Tempo di mungitura per vacca

 

 

I picchi medi di flusso per allevamenti ad alta produzione in Inghilterra, USA e Francia, mostrano risultati rimarchevoli. In media, animali che producono 10 l di latte a mungitura, impiegano 5 minuti per essere munti; vacche cge producono 15 l impiegano 6 minuti per essere munte. In conclusione: 1) aggiungere un minuto al tempo medio di mungitura ogni 5 l di latte prodotti in più oltre i 10 l per mungitura; 2) tempi medi di mungitura inferiori per vacca possono indicare problemi con l'impianto, il livello di vuoto o la gestione stessa della mungitura.

 

 

18.3.3) Completezza della mungitura

 

La quantità di latte ottenuto attraverso l'operazione di sgocciolatura viene definito latte di sgocciolatura e viene spesso misurato in ricerche  sperimentali per comparare i diversi gruppi o settaggi dell'impianto. Raramente viene riportato nelle prove di campo. Problemi esistono se la quantità di questo latte supera i 0,5 l a vacca. Se i gruppi di mungitura sono progettati correttamente e mantenuti in efficienza e funzionalità, difficilmente si verifica la permanenza di più di 0,5 l di latte per vacca.

Il latte di sgocciolatura può essere valutato attraverso la sgocciolatura manuale in un secchio riuscendo così a quantificare il rapporto del latte residuo totale con quello dei singoli quarti. Se ad esempio, rimane latte nei quarti posteriori, è possibile che il peso del gruppo non sia equamente distribuito sui quattro quarti. Le principali cause di mungitura incompleta sono: condizioni scadenti o disegno non idoneo delle guaine, collabimento del tubo corto  del latte all'ingresso del collettore, gruppi troppo leggeri o che non sono posizionati correttamente rispetto alla mammella a causa della eccessiva lunghezza o cortezza o torsione dei tubi di collegamento o eccessivi livelli di vuoto.

 

 

18.3.4) Frequenza di scivolamenti o cadute gruppo

 

 

Può essere stabilita attraverso l'attenta osservazione. Un problema sussiste se si verificano più di 5-10 scivolamenti o cadute gruppo /100 vacche. Cadute o scivolamenti all'inizio della mungitura sono spesso dovuti al vuoto basso in concomitanza con preparazioni eccellenti o con otturazione degli ingressi di aria o restrizioni dei tubi del latte. Cattivo allineamento del collettore, scarse condizioni delle guaine, o non uniforme distribuzione del peso del collettore, sono le cause più comuni.

 

 

 

19)NORME PRATICHE DI CONTROLLO

 

 

19.1) Controllo della mastite durante la mungitura

 

L a diffusione dei batteri infettivi a capezzoli di quarti sani avviene durante la mungitura. Vettori molto importanti sono il gruppo mungitore, le mani dell’operatore e i materiali di lavaggio dei capezzoli. Il gruppo mungitore se usato per mungere vacche infette può essere facilmente contaminato e trasferire i batteri patogeni a vacche munte successivamente. Si può usare il Bet flash o lavaggio controcorrente ma è molto costoso e da scarsi risultati, in Israele lo montano di serie sull’impianto ma lo usa meno del 20% degli allevatori, in USA ha dato buoni risultati per le mastiti da Micoplasma, le quali in Italia sono rare.

Il migliore rimedio rimane quello di mungere le bovine  con mastiti  da contagiosi per ultime o ancora meglio fare i gruppi, è importantissimo tenere sotto controllo i fattori che possono danneggiare il canale del capezzolo, perché quando il canale rimane integro i contagiosi anche se presenti sul capezzolo raramente riescono ad entrare attivamente, sperimentalmente contagiando le bovine con canale del capezzolo senza alcuna traccia di sofferenza non si è avuto alcun caso di infezione.

Molto importante è il trasferimento passivo dei microbi all’interno del capezzolo e a volte direttamente all’interno della cisterna, questo può avvenire principalmente all’attacco e allo stacco del gruppo mungitore, quando le guaine non sono adatte alle dimensioni dei capezzoli e il peso del gruppo mungitore non è adeguato al vuoto e i gruppi tendono a cadere. Normalmente si dice che entrano gli ambientali ma questo non è vero perché se siamo in un allevamento dove sono presenti i contagiosi possono essere spinti anch’essi passivamente nel capezzolo e ci troviamo di fronte a nuovi quarti infetti. E’ importante che il gruppo mungitore sia adatto alle bovine che si deve mungere e che il mungitore si sappia adattare al tipo di bovina che munge.

 

 

19.2) Preparazione della mammella

 

Una buona preparazione della mammella aiuta la messa a latte e riduce la contaminazione di batteri sulla cute del capezzolo. I comuni panni o spugne usate nel lavaggio della mammella vengono massivamente contaminati ed è virtualmente impossibile la loro sterilizzazione.

Lavare i capezzoli e non asciugarli aumenta il numero di batteri nel latte e può aumentare il tassi di infezione. L’acqua deve essere usata moderatamente nel lavaggio della mammella, i capezzoli devono essere asciugati a fondo con tovaglioli di carta individuali prima di attaccare il gruppo mungitore. In USA per ridurre le mastiti causate da ambientali fanno il pre diping in Italia è vietato per i residui nel latte, questa procedura riduce drasticamente la carica batterica sulla cute del capezzolo. E’ importante allontanare i primi getti di latte per tre motivi:

1) valutare la qualità del latte, è previsto dalla normativa vigente;

2) Aiuta la messa a latte e riduce i tempi di mungitura;

3) Rimuove le impurità presenti all’apice del canale del capezzolo e nel  caso di flussi di latte contro corrente che si verificano a causa di sbalzi di vuoto e soffi durante l’attacco del gruppo mungitore, il latte che entra all’interno del capezzolo è meno contaminato. A volte il latte e quindi i batteri ambientali possono essere portati direttamente in cisterna saltando tutte le difese del capezzolo, questa è la principale causa di mastiti ambientali.

Un mungitore abile all’attacco e allo stacco del gruppo  mungitore fa si che non si verifichi alcun soffio o sbalzo di vuoto.

MACCHINA OK + MUNGITORE DISATTENTO = PROBLEMI

MACCHINA +O-  + MUNGITORE ATTENTO = SI COMPENSANO

 

 

19.3) Disinfezione post-mungitura

 

L’uso di un disinfettante dopo la mungitura è altamente efficace per il controllo di nuove infezioni. Studi hanno dimostrato una diminuzione di altre il 50% di nuovi infezioni con l’immersione del capezzolo dopo la mungitura in una soluzione contenente un germicida efficace (iodio), è  importante che ogni volta venga sostituita la soluzione perché i disinfettanti reagiscono con la sostanza organica e si inattivano, dopo aver disinfettate 5 o 6 bovine al massimo diventano inefficaci perché bagnando i capezzoli raccoglie la sostanza organica presente su di essi e quindi diventa mezzo di contagio. Le soluzioni contenenti Iodio vanno preparate al massimo per 2 giorni, se vengono tenute per periodi maggiori si inattivano. Un’altro disinfettante registrato in Italia e del quale sperimentalmente ne è stata dimostrata l’efficacia è la Clorexidina e l'Agrisept disinfettante anch'esso a base di cloro che ho la particolarità di avere un'azione più duratura, secondo la ditta produttrice 5-6 ore.

Il post diping ha una buona efficacia nel controllo delle mastiti da contagiosi sembra essere meno efficace nel controllo delle mastiti da ambientali e inefficace nei confronti dei coliformi.

 

 

19.4) Intervallo fra le due mungiture

 

I capezzoli sono facilmente esposti ai batteri ambientali nell’intervallo fra le due mungiture. Il metodo più efficace per ridurre l’esposizione agli ambientali e mantenere i ricoveri puliti e asciutti. Molti materiali utilizzati per la lettiera sono un supporto ottimale per streptococchi e coliformi. C’è una relazione fra la concentrazione di coliformi nella lettiera e il numero % di mastiti da coli; generalmente lettiere con più di 1 milione di coli per grammo aumentano il numero di mastiti da coli. Feci fresche di vacca contengono da 1 a 10 milioni di coli per grammo.

Occorre comunque adottare le seguenti misure di prevenzione:

-evitare il sovraffollamento

-mantenere una ventilazione adeguata, una bassa umidità ed evitare il caldo

eccessivo che favoriscono la moltiplicazione dei batteri

-pulire il più spesso possibile le corsie e le lettiere

-evitare che le vacche abbiano libero accesso a zone con acqua stagnante o

fangose.

 

19.5) Periodo dell’asciutta

 

La gestione delle vacche in asciutta viene spesso trascurata come possibile fattore limitante della produzione e della sanità dell'animale. Frequentemente, questo stadio del ciclo riproduttivo, contribuisce ad indurre produzioni inferiori a quelle attese, all'inizio della lattazione. I problemi relativi alle vacche in asciutta possono essere frustranti per molte ragioni:

1)   Tendono ad essere seguite di meno rispetto agli altri stadi del cicli produttivo, sicche i problemi si amplificano e continuano prima che vengono identificati;

2)   I problemi che sorgono durante il periodo dell'asciutta/transizione inducono effetti che si sviluppano solo in seguito sulle performance degli animali;

3)   Tentetivi nel ridurre i problemi una volta iniziata la lattazione hanno risultati marginali;

4)   La relazione tra eliminazione forzata degli animali e problemi relativi al periodo dell'asciutta/transizione è significativa anche se è difficile annotarla negli schemi di monitoraggio delle performance.

 

19.6) Monitoraggio della sanità della mammella

 

I programmi di gestione della sanità della mammella si esprimono in due diverse modalità  che variano nella misura in cui coesistono. In linea generale, l'attenzione sarà rivolta al numero di forme cliniche o alla conta cellulare del latte di massa. Finchè questi problemi non vengono scissi in più specifiche sfumature, pochi progressi vengono raggiunti.

Un modo molto utile di organizzare le informazioni è quello di identificare chi sta al momento determinando il problema. Nel caso di una conta cellulare elevata del latte di massa, viene richiesta un'indagine ulteriore per stabilire le cellule individuali dei singoli animali. Molto spesso questo significa considerare le SCC individuali mese per mese oppure utilizzare il CMT il quale può essere un mezzo interessante per valutare le condizioni dell'animale dopo il parto senza dover accettare il primo controllo delle SCC. E' inoltre necessario conoscere l'andamento delle forme cliniche.

Le vacche che presentano problemi alla sanità della mammella sia che si tratti di elevate SCC o di mastiti cliniche, possono essere raggruppati in tre gruppi:

 

1)   quelle con problemi di vecchia data;

2)   quelle che hanno sviluppato un problema recentemente;

3)   quelle che sono entrate in lattazione con un problema precedente.

 

Se, per esempio, siamo preoccupati per un elevato numero di forme cliniche, potrebbero essere controllati i casi più recenti come segue:

1) gruppo 1 costituito da vacche con forme cliniche ripetute o vacche con diversi controlli successivi con SCC > 250000;

2) gruppo 2 costituito da vacche senza storia di forme cliniche o SCC elevate;

3) gruppo 3 costituito da vacche con meno di un mese di lattazione e con cellule somatiche elevate sin dal parto.

Il gruppo 2 rappresenta il tasso di nuove infezioni ed è il gruppo che risponde ai cambiamenti di gestione dell'allevamento (modifiche macchina mungitrice, nuovi post diping, modifiche routine di mungitura ecc.).

Il gruppo 1 e 3 nascondono spesso aumenti del tasso di infezione tali da dubitare sulle modificazioni di gestione adottate, anche stanno fornendo buoni risultati. Inoltre, se una porzione significativa del problema deriva da uno di questi 2 gruppi, deve essere speso molto tempo nell'identificare e specificare i sospetti problemi della lattazione

Orario di apertura

L'ambulatorio ha i  seguenti orari:

dal lunedì al venerdì:

  9:00 - 13:30

15:00 - 18:00

il sabato :

 9:00 - 13:30